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Una serie di circostanze sbagliate e di comportamenti schizofrenici ha
portato l'Inter di Moratti a fare la prima grande scelta giusta della sua
storia, anche più dell'ingaggio di Ronaldo. Magari Mancini fallirà come
(quasi) tutti gli altri allenatori divorati dal morattismo, ma dalla sua ha
un bonus di credibilità e di fascino agli occhi del patron che può durare
anche sei mesi: solo Hodgson a suo tempo ebbe un privilegio simile. Questo
non significa che l'Inter di Mancini vincerà tutto, ma solo che partirà con
il piede giusto. Rimangono i tanti altri problemi, dai doppioni in campo e
dietro la scrivania ai tanti relitti del passato, umani e anche finanziari,
che è difficile mandare definitivamente a picco.
Della grottesca trattativa saranno difficili da cancellare dalla memoria
alcune cose. La mancanza di stile da parte di Moratti nei confronti di
Zaccheroni, comunque caduto economicamente in piedi, come se a questo mondo
si potesse comprare tutto (forse è vero, ma possiamo almeno dire che non è
giusto?). La finta ingenuità di Zaccheroni stesso, il cui esonero-dimissioni
era scritto prima ancora del suo ingaggio, come tutti sapevano: i suoi
viaggi da Cesenatico, dopo la fine del campionato, per fantomatiche riunioni
di mercato (con Facchetti!) e l'organizzazione di amichevoli per un altro
allenatore, sono state cose da teatro dell'assurdo. Le figure meschine fatte
da Facchetti, con il mezzo esonero di Zac, il mezzo annuncio di Mancini che
tanto ha fatto infuriare la Lazio e un attaccamento alla poltrona che non
credevamo da lui: da lasciare nella bacheca, insieme a tutta la Grande Inter
degli anni Sessanta (sono passati quaranta anni, nel caso qualcuno non se ne
fosse acccorto). La faciloneria di Mancini, che si è fidato della parola dei
dirigenti della Lazio in un mondo in cui anche i contratti scritti valgono
niente. L'ipocrisia di Longo e dintorni, in realtà ben contenti di liberarsi
di un contratto onerosissimo (7 milioni lordi all'anno) oltre che di una
figura ingombrante, che mai avrebbe accettato una Lazietta, e che con il
loro bluff hanno portato comunque a casa tre, forse quattro giocatori,
dall'ingaggio (Bastioni Gran Sasso e due alberghi) accessibile. Gli
appostamenti dei cronisti sotto i luoghi morattiani, dalla casa all'ufficio,
passando per la sede e lo studio di Ghelfi: tutto nel raggio di duecento
metri, un grande reality show. Ma nessuna altra grande società al mondo
conduce le sue trattative in questo modo: tanto varrebbe vendere i diritti
tivù del calciomercato interista, potrebbe essere un'idea. Adesso, poi, con
il digitale terrestre...
Di Stefano Olivari
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