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Finalmente, Mancini "è"...
Articolo tratto da www.indiscreto.it - 08 luglio 2004

Una serie di circostanze sbagliate e di comportamenti schizofrenici ha portato l'Inter di Moratti a fare la prima grande scelta giusta della sua storia, anche più dell'ingaggio di Ronaldo.
Magari Mancini fallirà come (quasi) tutti gli altri allenatori divorati dal morattismo, ma dalla sua ha un bonus di credibilità e di fascino agli occhi del patron che può durare anche sei mesi: solo Hodgson a suo tempo ebbe un privilegio simile.
Questo non significa che l'Inter di Mancini vincerà tutto, ma solo che partirà con il piede giusto. Rimangono i tanti altri problemi, dai doppioni in campo e dietro la scrivania ai tanti relitti del passato, umani e anche finanziari, che è difficile mandare definitivamente a picco.

Della grottesca trattativa saranno difficili da cancellare dalla memoria alcune cose.
La mancanza di stile da parte di Moratti nei confronti di Zaccheroni, comunque caduto economicamente in piedi, come se a questo mondo si potesse comprare tutto (forse è vero, ma possiamo almeno dire che non è giusto?).
La finta ingenuità di Zaccheroni stesso, il cui esonero-dimissioni era scritto prima ancora del suo ingaggio, come tutti sapevano: i suoi viaggi da Cesenatico, dopo la fine del campionato, per fantomatiche riunioni di mercato (con Facchetti!) e l'organizzazione di amichevoli per un altro allenatore, sono state cose da teatro dell'assurdo. Le figure meschine fatte da Facchetti, con il mezzo esonero di Zac, il mezzo annuncio di Mancini che tanto ha fatto infuriare la Lazio e un attaccamento alla poltrona che non credevamo da lui: da lasciare nella bacheca, insieme a tutta la Grande Inter degli anni Sessanta (sono passati quaranta anni, nel caso qualcuno non se ne fosse acccorto).
La faciloneria di Mancini, che si è fidato della parola dei dirigenti della Lazio in un mondo in cui anche i contratti scritti valgono niente.
L'ipocrisia di Longo e dintorni, in realtà ben contenti di liberarsi di un contratto onerosissimo (7 milioni lordi all'anno) oltre che di una figura ingombrante, che mai avrebbe accettato una Lazietta, e che con il loro bluff hanno portato comunque a casa tre, forse quattro giocatori, dall'ingaggio (Bastioni Gran Sasso e due alberghi) accessibile.
Gli appostamenti dei cronisti sotto i luoghi morattiani, dalla casa all'ufficio, passando per la sede e lo studio di Ghelfi: tutto nel raggio di duecento metri, un grande reality show.
Ma nessuna altra grande società al mondo conduce le sue trattative in questo modo: tanto varrebbe vendere i diritti tivù del calciomercato interista, potrebbe essere un'idea. Adesso, poi, con il digitale terrestre...

Di Stefano Olivari


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