Paolo Taveggia: "SOCIETA' - C'è confusione di ruoli, poi finisce che si lavora uno contro l'altro"
Articolo tratto da "Il Giorno" - 27 giugno 2004
Non poteva non esserci. E infatti rieccolo Paolo Taveggia, 52 anni, manager milanese di successo con il talento
dell'organizzazione a "Casa azzurri" a dare una mano all'amico Gianluca Innocenzi, direttore marketing di Enoteca d'Italia,
uno degli sponsor della Nazionale. Un osservatore speciale del campionato italiano e in particolare delle due milanesi,
Milan e Inter, per le quali ha lavorato come dirigente. E da lui arriva una lucida analisi dei trionfi rossoneri e dei
tonfi nerazzurri.
"Al Milan furono anni di lavoro stupendi, di rapporti idilliaci all'interno. Lavoravamo bene, orgogliosi, motivatissimi,
senso dell'appartenenza e con ruoli ben definiti. E i risultati arrivati via via con Sacchi e Capello si sono visti.
Non ringrazierò mai abbastanza Berlusconi per avermi dato questa opportunità".
Ben diversa è stata l'esperienza all'Inter.
"Di Massimo Moratti ero e sono amico. Ci frequentavamo da bambini, stavamo sempre insieme a giocare nella sua villa
di Imbersago. Un giorno, verso la fine del 1994, mi arrivò una telefonata di Moratti: accettai la sua proposta, ero
tifoso dell'Inter, nonostante il mio ingaggio fosse di ben un terzo (cento milioni lordi, ndr.) inferiore a quello che
percepivo al Milan. La struttura era composta oltre che da Moratti, da Ghelfi, Visconti di Modrone e Moretti amministratori
delegati, da Sandro Mazzola responsabile del mercato, Mario Corso responsabile del settore giovanile e Ottavio Bianchi
allenatore".
Iniziò il lavoro e ci furono subito dei contrasti. "Dopo poche settimane mi sono accorto che il progetto stentata a
realizzarsi. In società c'era troppa gente a occuparsi dei problemi e pochi punti di riferimento. Si lavorava frenati
da troppe interferenze: sembrava quasi che uno bloccasse l'altro. Io che sono abituato a lavorare sodo, assumendomi
le mie responsabilità, mi trovai a disagio.
Così un giorno, non potendone più, scrissi una serena lettera di dimissioni a Moratti, che accettò".
E fosti subito inseguito da voci infamanti... "Già, qualcuno, infatti, aveva messo in giro la voce che fossi stato
cacciato con Mazzola per operazioni poco chiare sul mercato. Così ad un certo punto mi vidi costretto a telefonare
a qualcuno in sede dicendogli di smetterla perché mi sarei rivolto al tribunale".
Da quando te ne andasti, però, è cambiato ben poco all'Inter. "E mi dispiace molto constatare che una società di prestigio
e di grandi possibilità come l'Inter non sia ancora riuscita a darsi un'organizzazione forte, efficiente. Ci vogliono
ruoli ben definiti, altrimenti è il caos, la paralisi".
A questo punto di chi è la colpa? "Purtroppo è del mio amico Moratti. Glielo dico perché gli sono amico. Massimo è uomo
leale, appassionato e generoso, ma in continuo conflitto con se stesso. Non riesce mai a prendere decisioni drastiche e
quindi definitive. Nell'arco del tempo Massimo si è trovato sempre alla prese con il problema di non saper distinguere tra
chi poteva essergli utile e chi sfruttava le sue possibilità economiche".
Probabilmente Moratti ha ora capito che doveva farsi un po' da parte e, infatti, ha delegato la presidenza a Facchetti.
"Conoscendolo non credo che lui sia un proprietario disposto a delegare ad altri la gestione totale della società. La
passione per il calcio, il tifo per la sua Inter lo condizionano".
Se Moratti ti richiamasse all'Inter, accetteresti? "Sarei ancora onorato di una sua chiamata, ma prima di accettare una
sua nuova proposta dovrei parlargli con molta sincerità, vera amicizia".
Intervista di Beppe Maseri
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Paolo Taveggia è uno stimatissimo professionista.
Con il Milan, purtroppo, è riuscito a vincere:
4 SCUDETTI
3 CHAMPIONS LEAGUE
2 COPPE INTERCONTINENTALI
2 SUPERCOPPE EUROPEE
2 SUPERCOPPE ITALIANE
Riflettiamo bene, fratelli nerazzurri, sul fatto che un grande dirigente ovunque vada ha successo, quando approda all'Inter fallisce.
Esattamente come i giocatori e gli allenatori.
Ribadiamo la nostra convinzione: finché Moratti resterà all'Inter, non vinceremo nulla!
Concludiamo con il pensiero che la lettura di questo articolo è talmente ricca di
verità che non abbiamo la necessità di aggiungere altro...
27 giugno 2004 - Federico http://bastamoratti.altervista.org/
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